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economia circolare e digitale

Economia circolare e digitale hanno incrociato i loro percorsi nel momento in cui è apparso evidente come, tra i diversi principi di eco-design, quello della dematerializzazzione potesse scalare oltre la pura e semplice riduzione fisica di materiali utilizzati – minori dimensioni, meno componenti, meno varianti – portando ad una parziale o totale sostituzione di atomi con bite.

Dalle pioneristiche aziende paperless – la brochure diventata sito web, la busta paga diventata .pdf – siamo passati agli oggetti trasformati in app – la sveglia, la carta stradale, la calcolatrice, l’album fotografico – e ai servizi on line – la filiale della banca, l’agenzia di viaggio, la cartella sanitaria – svuotando cassetti e palazzi.

economia circolare digitale

Ma riempiendo tasche di device e hangar di server. Tutto ciò reso possibile dal concetto di connessione o interdipendenza, in questo caso dalla rete Internet e dalla rete elettrica: uno smartphone con la batteria scarica non è un device ma… un fermacarte, un home banking senza le 4 tacche di fatto è chiusa… per sciopero.

Questo significa che siamo rapidamente passati, visto con gli occhi dell’azienda, da un impatto probabilmente modesto sui costi (paperless) ad un impatto notevole sul modello di business, permettendo di crearne di nuovi e di stravolgerne di maturi.

Pensiamo ai servizi di noleggio di mobilità urbana (carsharing, bikesharing, ecc): la qualità del servizio e la soddisfazione del cliente è determinata non solo dalla qualità del prodotto fisico (ad esempio, l’auto e le capacità di guida), ma ancor più dalla qualità del servizio digitale, ad es. l’app attraverso la quale l’utente può effettuare una prenotazione, o effettuare una modifica last minute o vedere dove si trova il mezzo. 

La parte digitale del business ne determina la fattibilità, l’usabilità e la soddisfazione del cliente (diventato nel frattempo utente). 

Perchè quindi è necessario comprendere la natura di un legame sempre più stretto tra digitalizzazione e sviluppo sostenibile? Perchè in quella rivoluzione che chiamiamo economia circolare il digitale e la sostenibilità si sovrappongono e si sostengono reciprocamente.

L’economia circolare e digitale è uno degli elementi chiave del Green Deal europeo. Mira a rinnovare il sistema di produzione e consumo esistente. Il suo obiettivo è quello di ottimizzare la funzionalità di prodotti e materiali, e di mantenere questa funzionalità il più a lungo possibile, riducendo al minimo la produzione di scarti e residui.

Se vogliamo rafforzare e ampliare l’economia circolare rendendola definitivamente vincente sull’economia lineare, è necessario integrare ulteriormente le tecnologie digitali come l’Internet delle cose, i big data e l’intelligenza artificiale che permettono di scalare il vantaggio competitivo della misurazione, riduzione e rendicontazione.

È design. È sistemico. 

Nell’economia circolare un prodotto non è più l’oggetto che viene reso disponibile allo user ma è esso stesso la manifestazione di un processo di interconnessione e interdipendenza: dalle sostanze o materiali che utilizzo, dal processo con cui assemblo le parti, dalla confezione in cui lo ripongo, dal mezzo con cui lo trasporto, dall’uso che ne fa lo user, dal metodo con cui ne impedisco lo status di rifiuto.

Quest’ultimo aspetto dipende ancora dalle scelte di design: se è smontabile, se è riparabile, se i materiali e le sostanze sono separabili per il riciclo, se è “ricaricabile”, se è “trasferibile” allora lo status di rifiuto sarà evitabile e sostituito da “circolare”.

Gli obiettivi circolari di ottimizzazione della funzionalità da un lato e sviluppo di prodotti come servizio dall’altro fanno appello direttamente a tecnologie digitali così come l’economia circolare fornisce la necessaria visione di sostenibilità a lungo termine per il potenziamento dell’industria digitale.

Per creare un’economia circolare efficace è necessario comprendere a fondo e correttamente il ciclo di vita, dalla produzione al riciclo, dei materiali e dei componenti in modo che le loro specificità e quindi la loro aspettativa di vita (usura) e la loro capacità di essere riciclati può essere determinato, compreso o migliorato. 

Questo non è solo un problema tecnico ma un problema di disponibilità e comprensione del dato. L’asimmetria informativa è attualmente una delle principali fonti di concorrenza o fallimento e quindi di sfiducia nell’economia circolare che in molti casi ne ostacola l’applicazione. 

La creazione e gestione di informazioni voluminose e affidabili con mezzi digitali è quindi un importante fattore abilitante per i mercati dell’economia circolare, stiamo parlando di:

  • tracciabilità dei materiali/sostanze e prodotti,
  • archiviazione e distribuzione sicure di dati e informazioni,
  • esecuzione di operazioni.

Le informazioni e i dati sono tali se sono trasferibili e archiviabili. Archiviabili in modo sicuro e incorruttibile per essere affidabili e consentire la definizione di mercati circolari altrettanto sicuri. Trasferibili in modo da garantirne sia l’affidabilità che l’accesso che vuol dire utilizzabili. 

Stiamo parlando di una enorme massa di dati che proviene da un rete complessa di nodi e che ha enormi implicazioni per la stessa sostenibilità a cui contribuisce.

L’industria digitale/ICT ha un’impronta ambientale significativa. I data center, i dispositivi digitali e le infrastrutture digitali richiedono livelli (spesso critici) di energia e materiali. Di questo si sta già occupando, tra le prime, GAG SB, agenzia web da sempre dedicata all’impatto positivo, per le persone e per le aziende, della tecnologia. 

Considerando quindi la quantità di energia richiesta dalla digitalizzazione, questi sviluppi possono essere resi possibili solo se accompagnati da una transizione nel nostro sistema energetico, sia in termini di aumento dell’efficienza energetica e riduzione dei consumi di energia, sia dell’utilizzo di sempre maggiori quote di energia da fonti rinnovabili.

Allo stesso tempo, l’uso delle risorse e il loro spreco sono un problema. 

Nel mondo si producono ogni anno oltre 50 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici e la quantità è in aumento a causa del rapido sviluppo tecnico che rende rapidamente obsoleto molto dell’hardware in circolazione. Il riciclo di tutte queste apparecchiature è costoso, complesso e ancora poco sviluppato. Questa è un’opportunità economica persa, poiché enormi quantità di materiali preziosi e critici vengono gettati via. Nasce una nuova attività: l’Urban mining, letteralmente estrazione urbana. La città, ed in particolar modo i suoi rifiuti, come una miniera di metalli e materiali preziosi per il ciclo produttivo e che entrano nell’economia circolare.

Qui si chiude il cerchio e alla digitalizzazione si applicano i principi dell’economia circolare che ha bisogno di eco-design: se il device o server è smontabile, se è riparabile, se i materiali e le sostanze con cui è costruito sono separabili per il riciclo, se sono riciclabili per la disponibilità di impianti e organizzazioni di raccolta, se sono riciclabili perché trasferibili da un impianto di produzione ad un altro, allora lo status di rifiuto sarà evitabile e sostituito da “device circolari”.

La digitalizzazione permette di scalre l’economia circolare che è condizione imprescindibile per consentire alla digitalizzazione di scalare a sua volta, in un loop in cui si vince tutti.

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