digital mind

Digitalizzazione significa adottare un certo modo di pensare e organizzare la gestione dell’azienda.

Digitalizzazione è quando i leader e i manager della prima linea hanno le competenze e la curiosità per agire efficacemente nel mondo digitale in cui – probabilmente – già abitano i loro clienti.

Digitalizzazione non è pensare all’individuo digitale inteso come competenza tecnologica.

Digitalizzazione è l’azione di rendere digitale  – che non esclude l’essere anche analogico – qualcosa o qualcuno.

Un’azione non solo tecnologica – la tecnologia è sempre un’opportunità da cogliere e non un’imposizione da subire – ma in primis educativa, ispirativa, culturale. Narrativa nella misura in cui parliamo di digital transformation.

Un’azienda può dirsi digitalizzata quando è responsive, open e efficiente. Come un device o un’app. Essere un’azienda responsive permette di comprendere e rispondere in tempo reale a esigenze, abitudini e aspettative che cambiano rapidamente.

Similmente a  quanto detto per il Design Thinking anche la digitalizzazione non è possibile quando i vari team o reparti non dialogano tra di loro o, peggio, non si comprendono. Travolti da procedure e controlli tali da impedire qualsiasi forma di tempestiva spontaneità.

Parliamo di organizzazione responsive quando si è dotata di team multidisciplinari che hanno facile accesso alle informazioni che contano e sono equipaggiati per dare risposte rilevanti.

Non può esserci un’organizzazione responsive se la leadership nel suo complesso non comprende i cambiamenti necessari per rispondere al mercato. Cambiamenti che non si limitano al modo in cui debbono essere forniti i servizi, ma anche al come le persone vivono in una società sempre più in rete e che di conseguenza interagiscono con le organizzazioni sempre più attraverso la rete

I leader non hanno bisogno di essere dei tecnici ma devono dotarsi degli strumenti per saper leggere e comprendere le implicazioni dei cambiamenti che hanno luogo nel mondo. Ancora si ostinano a definirlo virtuale ma in realtà è assai reale e irrinunciabile per gestire l’intera organizzazione e offrire una migliore esperienza agli utenti della marca.

E’ non più accettabile sentire alcuni manager dire che non comprendono i cambiamenti portati nella nostra vita dalla tecnologia digitale, come se fosse un qualche tipo di argomento di nicchia di cui solo gli specialisti dovrebbero preoccuparsi.

Come se ancora fosse roba da nerd. La tecnologia digitale non è più una nicchia – riguarda la maggior parte degli aspetti della nostra vita e la maggior parte degli aspetti della strategia e delle operazioni della maggior parte delle organizzazioni.

Dati rilevanti e informazioni tempestive dovrebbero essere a disposizione di tutti e tutti dovrebbero essere adeguatamente autorizzati e attrezzati per agire nell’interesse degli utenti.

Tutti dovrebbero essere responsabilizzati per rendere le cose migliori per gli utenti. Tutti dovrebbero essere in grado di relazionarsi con gli utenti. Le organizzazioni possono dirsi digitalizzate se hanno una cultura aperta, collaborativa e sperimentale.

Per costruire e sostenere una cultura digitale sono richiesti nuovi stili di leadership. I leader devono abbracciare e motivare la sperimentazione, i cambiamenti e i fallimenti. Devono dimostrare audacia, empatia e umiltà mentre si lavora per un cambiamento molto più veloce di quello a cui la maggior parte delle organizzazioni sono state abituate.

Ma oltre la leadership servono persone competenti. Le organizzazioni sono quasi sempre tentate di sostituire la forza lavoro esistente con “persone digitali”, mentre spesso ci sono persone già presenti nell’organizzazione con le competenze e la capacità di lavorare in “modo digitale” e di comportarsi come pionieri. Semplicemente non hanno avuto il mandato, lo spazio, il permesso o gli strumenti per farlo.

Lavorare in modo responsive non richiede competenze informatiche o essere sviluppatori di software professionali. Serve consapevolezza, apertura e curiosità.

Occorre essere anche open, aperti e collaborativi. Verso tutta la filiera, a monte e a valle, clienti compresi. Bisogna lasciarsi ispirare da un’ampia schiera di risorse, diverse tra di loro, inaspettate quanto serve. Pretendendo dai leader che si espongano e non rifiutino il dibattito. Se le figure chiave dell’azienda operano in modo aperto è l’azienda stessa che ha accesso a un maggior volume di informazioni, insight e supporti.

Un’azienda responsive e open è anche più efficiente. Strategie ed obiettivi sono più chiari per tutti, il flusso d’informazioni circola più libero e veloce. La governance si adatta alle situazioni e non viceversa. Le persone godono di maggiore fiducia e si responsabilizzano. Internet diventa parte integrante dell’organizzazione e non più un oggetto misterioso e minaccioso.

Da dove iniziare? Spesso le organizzazioni si bloccano sulla questione. Non c’è il punto giusto da cui iniziare, ma in generale è più utile fare cose che avere un piano perfetto.

“Done is better than perfect” [Facebook].

La cultura digitale è sicuramente basata sul muoversi velocemente. Altri poster di Facebook recitano frasi come “Move Fast and Break Things”, “Fail Harder” e “The Foolish Wait”.


Occorre trovare e supportare i veri pionieri. Individuare le persone dell’organizzazione che già stanno lavorando per rendere le cose migliori e dare loro spazio e mandato a fare di più. Cercare una fonte di spreco nell’organizzazione e sperimentare su piccola scala per risolvere il problema. Poi applicare lo stesso metodo su scala sempre maggiore. Sperimentare e imparare permette di individuare nuove opportunità per una Strategia Digitale veramente efficace.