fbpx

Servono persone che della formazione continua ne facciano il loro mindset.

Voi avete interessi vasti? Siete voracemente curiosi? Siete disposti ad imparare sempre cose nuove per poterle poi condividere, come un dono? Se la risposta è si il Futuro Anteriore è il vostro tempo.

L’economia circolare sarà finalmente risolutiva se e solo se il design rigenerativo diventerà una priorità per le aziende, soprattutto quando si tratta di progettare e produrre oggetti e servizi di consumo.

Non possiamo più fingere che le nostre azioni non abbiano conseguenze sul mondo che ci circonda. Piuttosto, i designer devono assumersi la responsabilità di aprire la strada alla costruzione di un nuovo paradigma di consumo, dettandone le regole.

È necessario che le aziende siano incoraggiate, aiutate ed accompagnate nel condividere la “storia etica” di ciò che fanno, come lo fanno e perché lo fanno, in modo che le persone — non più consumatori — possano identificare chiaramente il reale valore contenuto in ogni cosa che acquistano. L’azione come beneficio, la sostenibilità come servizio annesso.

Ciò sarebbe più facile se le aziende iniziassero ad abbandonare il fatturato come unica metrica del successo, dando la priorità ad altre misure di prosperità, come la salute delle persone e del pianeta.

Già oggi è necessario che, per influenzare positivamente il sistema produttivo e quello comportamentale delle persone, sia messo in campo uno sforzo collaborativo tra designer, ricercatori, ingegneri, mentor e storyteller: per garantire che i prodotti siano ben studiati, ben progettati e ben costruiti in modo da fornire un valore duraturo alle persone con il minor impatto sul pianeta, creando un sistema economico più equo. Benfatto.

Il branding della sostenibilità deve velocemente attrezzarsi per affrontare scenari inediti.

Potrebbero essere quelli in cui a una economia definita depressa la politica non riesce a dare prospettive di crescita e le persone ripensano i loro modelli di consumo ponendo al centro il benessere quale unico punto di riferimento. Sviluppando quello già viene definito “capitalismo di comunità”, fatto di innovazione, sostenibilità e digitalizzazione.

Occorrono narrazioni nelle quali la frugalità economica, già proposta dal Low Cost, ceda il posto alla frugalità etica e pragmatica del Low Impact e riusare e riciclare non siano più parole buone solo per un claim pubblicitario ma banali regoli di vita e di consumo.

Fare branding con la sostenibilità significa comprendere l’evoluzione del marketing e della comunicazione e avere la capacità di immaginarsi nuovi scenari, meglio se rigenerativi e non più solo sostenibili. Per farlo serve la formazione, continua.

“Da grandi poteri derivano grandi responsabilità.”

Con la formazione continua si creano le figure che hanno le qualità per favorire l’innovazione e il pensiero creativo all’interno di un team: impollinatori, capaci di creare qualcosa di nuovo e migliore attraverso la naturale predisposizione ad unire puntini, anche quando non sembrano esserci correlazione e interconnessione. Veri e propri CIO – Chief Impact Officers.

Come avviene in natura l’impollinatore si muove in un mondo fatto di dimensioni ridotte e agilità massima, tempi dilatati e pensieri sempre sospesi. Come un colibrì sa apprezzare la casualità e riconosce il valore della serendipità quando si presenta.

Impollinazione è la capacità di mettere a fuoco una visione, di tradurla in un testo, in immagini e insight.Non è velocità ma agilità, mobilità e disinvoltura. È capacità di muoversi con precisione, nel rispetto dei tempi delle cose. Senza indugi orientarsi in un mondo che è un groviglio di reti — fisiche e digitali — in cui le relazioni e i punti di osservazione si moltiplicano ma non limitano il nostro agire e offrono opportunità da cogliere per proporre vera innovazione.

È ciò che Italo Calvino avrebbe insegnato ai marketers nelle sue Lezioni Americane.