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I manager della generazione X  hanno oggi come controparte non solo i loro coetanei ma, soprattutto, i Millenials.

Giovani ormai adulti, di età compresa tra i 20 e i 35 anni, nati e cresciuti con Internet e l’esplosione della tecnologia: molto istruiti, molto critici e molto ambiziosi e che, se ce ne fosse stato bisogno, il 23 aprile 2013 [Rana Plaza] hanno avuto la conferma che la generazione che l’ha preceduta non ha fatto abbastanza.

Chi appartiene alla generazione X, che di fatto occupa le posizioni di responsabilità nelle aziende e nelle istituzioni, hanno avuto, non richiesta e non sfruttata, l’opportunità, di sperimentare e comprendere le prime gravi emergenze sociali, ambientali ed economiche.

Dopo la crisi energetica di fine anni ’70 abbiamo assistito alla tragedia di Bhopal del 1984. Poi con il concerto Live Aid — 1985 — abbiamo capito il concetto di carestia.

Chernobyl, nel 1986, ci ha insegnato cosa sia la paura per il nucleare e la Exxon Valdez naufragata nel 1989, cosa sia il disastro ambientale.

Forse perché la generazione X viene definita come materialista, ambiziosa, disimpegnata e apatica, in competizione a tutti i costi. Per certi versi cinica. E forse per queste ragioni non ha saputo “aggredire” il problema senza esitazione, lasciando che la cose continuassero a precipitare.

Una generazione preoccupata prima di tutto a mantenere lo status quo — bloccando di fatto l’ascensore sociale.

Uomini e donne timorosi e per nulla sperimentatori che hanno accettano di vivere nel presente e che solo ora, nel pieno della matutrità, hanno accettato il senso di responsabilità verso le generazioni future e si sentono costretti, oscillando tra paure e coraggio, a intraprendere nuove strade.

Dati Nielsen ci dicono che il 58% dei nuovi consumatori pagherebbe un prezzo più alto per un prodotto rispettoso dell’ambiente e questa percentuale sale a 72 tra i consumatori del futuro, chi oggi ha 15–20 anni.

Più della metà della forza lavoro sarà costituita da Millennials dal 2020 e 3/4 hanno accettato i cambiamenti climatici come un dato di fatto mentre l’87% già misura il valore di una azienda su informazioni che vanno oltre i canonici indicatori finanziari, includendo le performance sociali e ambientali.

Le aziende che desiderano attirare e mantenere i talenti migliori dovranno assicurarsi di affrontare adeguatamente le sfide ambientali e sociali.

I Millenials hanno aspirazioni e sono in cerca di ispirazione.

Sono tante cose: Studenti, Ricercatori, Lavoratori, Persone. Alcuni anche Genitori. Contemporaneamente.

I Millenials non sono più il segmento “giovani”, sono — ormai — una generazione adulta di trentenni. Una generazione con le sue specificità, diverse da quelle delle generazioni precedenti — più simili tra loro — e diversa dalla generazione Z che ormai si affaccia sul mondo.

Vivono in micro comunità fatte di leggi non scritte ma condivise. Sono una generazione che vive sulle incertezze [il lavoro, la politica, la salute, l’ambiente, …] e su queste incertezze cerca una sua identità, impegnata a scoprire e impegnata a fare.

Le tante incertezze generano una relazione “corta” con il tempo, non sanno cosa faranno domani ma sanno benissimo cosa fare oggi, lavorano su progetti, aperti al coinvolgimento diretto, attendono il futuro per comprenderlo, consapevoli che il cambiamento è sempre meno prevedibile e pianificabile.

Sono iper connessi, fondamentalmente attraverso il solo smartphone.

Le Community in cui si raccolgono sono qualcosa più di una Rete nelle quali condividono idee, si innova attraverso lo scambio, si riutilizzano idee nate dallo scambio, si collabora attraverso la discussione, si impara dall’ascolto degli altri.

I Millenials hanno iniziato ad aprirsi alle cose del mondo in un momento in cui, per responsabilità di pochi e a danno di molti, l’economia mondiale è entrata in una fase di recessione non ancora completamente risolta, rafforzandone la consapevolezza che nulla sarà più come prima.

Rappresentano quindi uno spartiacque generazionale ed epocale per il concetto di consumo — sono la prima generazione diventata adulta in un mondo che nel frattempo ha dovuto ripensare la relazione tra uomo e ambiente — in quanto “nativi ambientali” hanno compreso il significato di responsabilità e reso il loro un “consumo responsabile”.

Le tante ricerche condotte su di loro portano ad una stessa conclusione. Insieme alla generazione che li segue, i “nativi digitali”, queste persone hanno una aspirazione, quella di cambiare le cose. C’è chi li definisce Aspirationals e s’aspettano una narrazione della sostenibilità in grado di dare quell’ispirazione di cui hanno bisogno.


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