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L’impatto ambientale della produzione e del consumo di pasta è, da anni, oggetto di analisi approfondite: dal consumo di acqua per la coltivazione fino, ad esempio, a quello delle modalità di cottura, ma noi sappiamo che – da anni ormai – serve un concetto più ampio di sostenibilità che comprende, certo, la tutela dell’ambiente, ma anche la valutazione degli impatti sociali e economici. 

Quando si parla di pasta e sostenibilità, quindi, ci sono molti aspetti da tenere in considerazione.

Sono i benefici per la salute e la nutrizione, la ricchezza della biodiversità, i valori socioculturali, i ritorni economici positivi sull’economia locale e lo sviluppo di conoscenze. 

In questo contesto le aziende, tutte le aziende, sono chiamate un’assunzione di responsabilità. Come riporta l’Osservatorio Civic Brands di Ipsos, un italiano su due (48%) ritiene che le marche e le aziende che non saranno in grado di dimostrare il loro contributo attivo per la collettività, in ambito sociale, politico o culturale, non avranno futuro sul mercato post-pandemico. 

Se, fino a qualche anno fa, la sostenibilità in azienda si poteva tradurre in qualche sporadica attività di charity o di intervento in favore dell’ambiente, oggi non solo queste attività non sono sufficienti ma vengono definite operazioni di greenwashing e le aziende che si muovono in questa direzione iniziano ad esserne penalizzate, in termini di reputazione e di risultati economici.

Le aziende italiane che appartengono alla filiera della produzione di pasta possono trovare la forza, la creatività e l’atteggiamento necessari affinché le attività a tutela e a valorizzazione dei capitali (umano, relazionale, intellettuale, produttivo, ambientale e finanziario), entrino nel design di prodotti e servizi, come già succede nelle realtà nuove, definite “native sostenibili”, tra cui troviamo molte imprese agricole.

Il quadro che emerge dalla ultima survey Nomisma – Agrifood Monitor è proprio quello di un settore pronto a fare il salto di qualità, che ha tenuto bene anche in questo momento di crisi (incrementando l’export +1,3%), che guarda con attenzione e impegno alle possibilità offerte dell’innovazione tecnologia, se usata in favore di una migliore produzione e di una maggiore sostenibilità, e che è pronta a raccogliere le sfide del Green Deal.

La competitività, in futuro, sarà determinata anche dalla capacità delle aziende di ridisegnare i loro modelli di business includendo il binomio pasta e sostenibilità come fattore intrinseco e non come optional.

Non si tratta di stravolgere dall’oggi al domani il proprio assetto produttivo e organizzativo ma di intraprendere un percorso, passo dopo passo, coscienti che il viaggio non ha ritorno.

Chi vuole che la propria attività sia davvero sostenibile sa che non può ignorare aspetti sociali come un salario senza differenze tra uomini e donne, la sicurezza sul lavoro, la salute sul lavoro (argomento particolarmente delicato in quest’epoca) e, più in generale, il welfare; ma sa anche che deve andare oltre gli aspetti ambientali più lampanti (imballi, trasporti) e verificare il processo produttivo, nel quale l’intera filiera è coinvolta.

Questo implica iniziare un percorso di attenzione e, anche, allargare quest’attenzione ai propri partner. Sono sempre più frequenti, infatti, le richieste ai fornitori di certificazioni e/o dichiarazioni che esprimano l’impegno nei confronti di ambiente, aspetti sociali e governance. 

La governance, asset fondamentale quando parliamo di pasta e sostenibilità.

Per governance sostenibile si intende l’impegno a considerare l’impatto dell’attività di impresa, a verificare processi e attività sotto il profilo del rischio (non solo finanziario), della legalità, della remunerazione, tenendo in considerazione la creazione di valore e gli interessi degli stakeholder.

Lavorare sulla governance in ottica sostenibile, significa attivare un circolo virtuoso che parte da un’organizzazione più focalizzata, passa per migliori performance e porta l’azienda a consolidare la sua reputazione e la sua visibilità.

Va sottolineato che, fisiologicamente, tutti i settori produttivi tendono a privilegiare uno tra i criteri ESG e a considerarlo più rilevante. Altrettanto, gli atteggiamenti e le azioni delle singole aziende sono fortemente influenzati dalla dimensione e dalle eredità culturali e le sensibilità personali di manager e titolari. Questo quadro emerge da una ricerca del novembre 2020 condotta dal Forum per la Finanza Sostenibile in collaborazione con BVA Doxa, che si focalizza sull’integrazione dei criteri ambientali, sociali e di governance, nei processi aziendali delle PMI italiane.

Indipendentemente dal settore, oltre il 50% delle PMI italiane, oggetto della ricerca, dichiara di voler estendere le considerazioni riguardanti la sostenibilità a tutta l’attività aziendale per integrarle nella strategia complessiva dell’impresa. 

In quest’ottica, il settore agricolo sembra già avere intrapreso la strada giusta visto che, sempre secondo l’indagine DOXA, per il 48% delle imprese agricole la sostenibilità ricopre un ruolo molto importante (contro, ad esempio, il 14% del comparto edilizio). 

L’importanza di un percorso volto a focalizzare le azioni delle aziende verso la sostenibilità è stato ribadito anche da Stefano Patuanelli, attuale ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, che, salutando i lavori di presentazione del Rapporto 2020 di Agricoltura 100 di Confagricoltura, ha ricordato il supporto del nuovo Ministero della Transizione Ecologica.

Nella stessa occasione, è stato ribadito che la sostenibilità avrà il compito di indirizzare la ripresa verso un modello nuovo, equilibrato anche socialmente, e che lo sviluppo va misurato in modo che le aziende siano in grado di valutare i loro impatti, le aree di eccellenza e quelle di miglioramento. 

Anche in questa occasione è stata data grande enfasi all’area della governance, evidenziando che oltre il 74% delle imprese oggetto dello studio ha messo in atto iniziative di gestione del rischio e più della metà azioni di rete e filiera.

Anche in questo studio gli imprenditori hanno manifestato la convinzione che la sostenibilità si imporrà come fattore di successo per le loro aziende. 

“Dobbiamo renderci conto che la terra è viva e che siamo un’unica famiglia. Siamo un’unica umanità su un unico pianeta. […] Solo la strada della transizione può dare una possibilità al futuro della specie umana”. (V. Shiva, Repubblica 22/03/2021)