cos’altro serve per agire?

Il concetto di Sostenibilità – in cerca di Rigenerazione – o meglio ancora, di sviluppo sostenibile, è nato a sua insaputa negli anni sessanta e settanta, ma era un’idea troppo lontana dalle masse affascinate dal boom economico che stava attraversando il mondo occidentale. Masse impegnate anche politicamete ma su questioni più visibili e vissute come più urgenti.

Per questo motivo la questione ecologica viene timidamente cavalcata da poche aziende che si limitarono a commercializzare prodotti tanto greenquanto inefficaci, decretandone di fatto il fallimento. Certamente prevedibile e forse voluto.

Poi le cose avrebbero potuto cambiate in modo radicale negli anni ottanta. Anni preceduti dalla crisi energetica, crisi che ha fatto comprendere come non tutte le risorse del pianeta sono infinite o rinnovabili e che consumo e spreco non sono atti privi di conseguenze, sociali ed economiche oltre che ambientali.

Negli anni ottanta si sono susseguiti una serie di eventi planetari estremamente drammatici ma che purtroppo solo in pochi casi hanno avuto la forza di plasmare la cultura, l’etica e la visione di chi ora, ormai ultra quarantenne, occupa posizioni di responsabilità.

Anche io, come molti attuali manager, appartengo alla Generazione X che di fatto occupa le posizioni di responsabilità nelle aziende e nelle istituzioni. Siamo una generazione che ha avuto, non richiesta e non sfruttata, l’opportunità, di sperimentare e comprendere le prime gravi emergenze sociali, ambientali ed economiche.

Dopo la crisi energetica di fine anni ’70 abbiamo assistito alla tragedia di Bhopal del 1984. Poi con il concerto Live Aid — 1985 — abbiamo capito il concetto di carestia. Chernobyl, nel 1986, ci ha insegnato cosa sia la paura per il nucleare e la Exxon Valdez naufragata nel 1989, cosa sia il disastro ambientale.

A causa — o per merito — di tali disastri lo sviluppo sostenibile e il bisogno di rigenerazione, cioè il rapporto tra industria e mercato e tra persone e pianeta, diventa una questione politica. Con il Rapporto Brundtland del 1987, redatto dalla Commissione Mondiale sull’Ambiente e lo Sviluppo [WCED], la Sostenibilità viene definita come lo sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.

Con questa dichiarazione si sancisce che la crescita economica, così come l’abbiamo sempre intesa, va ripensata. E non è più una questione locale ma globale. A cui tutte le Nazioni e tutti i popoli devono partecipare. La globalizzazione deve essere anche rispetto e benessere delle persone, educazione alla cura, assunzione di responsabilità.

Passano vent’anni e Al Gore, che ha perso le elezioni per un pugno di voti [2000], vince l’oscar con un pugno nello stomaco [2006]. 

Una scomoda verità rivela al mondo come l’agire umano abbia influito sui cambiamenti climatici determinando situazioni che ci colgono impreparati, richiedono azione e strategie nuove e innovative.

Improvvisamente il ruolo sociale ed ambientale delle aziende e delle istituzioni, oltre che delle persone, non è più qualcosa di semplice come “non abbandonare i rifiuti nel prato” a cui facevano riferimento certe Pubblicità Progresso che riducevano l’attenzione all’ambiente a questioni di buona educazione.

La globalizzazione, presentata come cura per ogni male e soluzione per ogni problema, deve cercare nella Sostenibilità un equilibrio tra ciò che consumiamo e ciò che in natura si può rigenerare, tra ciò di cui possiamo disporre oggi e ciò di cui dovrà poter disporre chi verrà dopo di noi.

Che implica anche un recupero, rapido e saldo, del patto generazionale che sembra essersi spezzato in una società in cui le generazioni sono in aperta competizione tra il garantirsi un presente e costruirsi un futuro.

I manager della generazione X di cui sopra, hanno oggi come controparte non solo i loro coetanei ma, soprattutto, i Millenials. Giovani ormai adulti, di età compresa tra i 20 e i 35 anni, nati e cresciuti con Internet e l’esplosione della tecnologia: molto istruiti, molto critici e molto ambiziosi e che, se ce ne fosse stato bisogno, il 23 aprile 2013 [Rana Plaza] hanno avuto la conferma che Noi non abbiamo fatto abbastanza.

Sono ormai maturi i tempi per abbandonare il vecchio concetto di economia lineare, basata sull’idea che il sistema si potesse reggere solo su modelli di business che facevano del consumo, lo scarto e lo spreco i pilastri fondanti.

Una Sostenibilità che non basta più, che deve saper fare un balzo in avanti. Verso la rigenerazione.

Una Sostenibilità 4.0 o Rigenerazione.

Nell’Enciclica Laudato Si’ di papa Francesco si legge: “Stentiamo a riconoscere che il funzionamento degli ecosistemi naturali è esemplare: le piante sintetizzano sostanze nutritive che alimentano gli erbivori, che a loro volta alimentano i carnivori che producendo rifiuti organici danno luogo a nuova generazione di vegetali. Al contrario il sistema industriale non è capace di assorbire e riutilizzare, alla fine del ciclo di produzione e di consumo, i rifiuti e le scorie. Non si è ancora riusciti ad adottare un modello circolare di produzione che assicuri risorse per tutti e per le generazioni future, che richieda di limitare al massimo le risorse non rinnovabili, moderare i consumi, massimizzare l’efficienza, riutilizzare e riciclare” . Di fatto papa Francesco benedice l’idea di un’economia circolare intesa come economia rigenerativa.

La definizione che ne dà la Ellen MacArthur Foundation è la seguente: “Un’economia industriale che è concettualmente rigenerativa e riproduce la natura nel migliorare e ottimizzare in modo attivo i sistemi mediante i quali opera”.

Le parole del papa arrivano da lontano perchè già nel 2002 fu pubblicato un testo — Dalla culla alla culla — in cui gli autori — W. McDonough e M. Braungart — danno una spallata definitiva all’idea di economia lineare immaginando un mondo in cui gli edifici si autostengono, producendo surplus di energia; merci che giunte al fine vita vengono inserite nel ciclo produttivo di altre merci; mezzi di trasporto realmente capaci di sciogliere i nodi della mobilità.

Dalla culla alla culla è un concetto che a sua volta arriva da ancora più lontano, da quando, nel 1966, l’economista K. Boulding paragona il pianeta ad una navicella spaziale, dove lo spazio e le risorse sono limitate, ridurne i consumi non basta, occorre favorirne la rigenerazione.

E’ evidente ormai che Sostenibilità è un termine abusato, il cui uso è stato ampliato a dismisura, svuotandolo in parte di senso e di significato.

E’ ormai tempo di pensare oltre. A che serve essere sostenibili rapportandosi ad una situazione, ambientale e sociale ormai moribonda? Serve una linea di pensiero e azione che punta alla Rigenerazione.

Con lo sviluppo dell’Economia Circolare cadono le gerarchie e si sovrappongono i ruoli. Fiducia e collaborazione diventano imprescindibili.

Solo una visione condivisa tra Persone, Istituzioni e Aziende rende possibile e percorribile il passaggio di tutti a ruolo di prosumer in armonia e senza conflitti.

Come ci ricorda il Piccolo Principe, “amare non è guardarsi a vicenda ma guardare nella stessa direzione”.